FESTIVAL 2011 · Programmazione
 
 

 

Viva V.E.R.D.I.!
Concerto per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia

  mercoledì 31 agosto · ore 2030
MARTIGNACCO
Villa Italia a Torreano
in caso di maltempo
Chiesa Parrocchiale di Martignacco


 


BCC Friuli Centrale


LOCANDINA

Meagan Mahlberg
soprano
Giancarlo Monasalve tenore
Nicola Pascoli tenore
Domenico Balzani baritono
Wei Wu basso
Coro del Friuli Venezia Giulia (Cristiano dell'Oste maestro del coro)
FVG Mitteleuropa Orchestra
Giovanni Battista Varoli
direttore d’orchestra

 
MUSICA
 
BIGLIETTI
 
 
 


PROGRAMMA


PRIMA PARTE

Da I vespri siciliani Ouverture
Da I Lombardi alla prima crociata “O signore dal tetto natio” (coro)
Da Attila “Tardo per gli anni e tremulo” (basso e baritono)
Da La battaglia di Legnano “Voi lo diceste amiche... Quante volte come il dono... A frenarti o cor” (soprano e coro)
Da Ernani “Si ridesti il Leon di Castiglia” (coro)
Da Macbeth “Oh figli... Ah la paterna mano... La patria tradita” (tenore e coro)

SECONDA PARTE
Da Nabucco “Ouverture”
Da Ernani “Gran Dio!... Ah de’ verd ’anni” (baritono)
Da I Vespri siciliani “O patria! ... O tu Palermo” (basso)
Da I due Foscari “Ah padre!... Nel tuo paterno amplesso” (soprano, tenore, baritono, basso)
Da Nabucco “Va pensiero” (coro)


PRESENTAZIONE


Come ha scritto recentemente Pierre Milza, Giuseppe Verdi <<fu anche, allo stesso titolo di Garibaldi e Cavour, e sia pure in un ambito del tutto diverso, uno dei maggiori eroi del Risorgimento italiano, l’uomo la cui immagine si è identificata per gli Italiani con quelle della libertà e della nazione>>. Non è un caso se dietro al grido di “Viva Verdi!”, il pubblico dei teatri italiani inneggiasse, negli anni caldi dell’Ottocento, all’Unità d’Italia sotto la corona dei Savoia e nella persona di Vittorio Emanuele.
E’ il Verdi giovane, dei cosiddetti “anni di galera” cui si riferisce lo storico francese, il musicista che, dopo l’affermazione scaligera con il Nabucco (1842) diede alle scene opere a getto continuo in cui il fermento patriottico, che faceva capolino anche in soggetti non propriamente patriottici come Macbeth, si coniugava a quella che la critica tradizionale ha definito, fino a non troppo tempo fa, un periodo di abbassamento del livello artistico nella produzione verdiana.
La locuzione “anni di galera” viene da una celebre lettera di Verdi alla contessa Maffei, del 12 maggio 1858. Un periodo di attività indefessa e frenetica, insomma, che comincia dopo l’Ernani (1844) e giunge fino alle soglie della grande trilogia popolare costituita da Rigoletto (1851), Il Trovatore e La Traviata (1853). Su questo periodo di abbassamento di livello, contraddetto da qualche opera d’eccezionale impegno, come il già citato Macbeth (1847), i contemporanei non ebbero ombra di dubbio. Soltanto in tempi recenti e sulla scia delle riesumazioni di opere fino a non molti anni fa meno note, è insorta la moda di contestare l’espressione verdiana, e si è negato il calo di qualità che a essa è connesso.
Nei sedici “anni di galera” del resto Verdi annovera anche quelli dei tre capolavori della sua prima perfezione.
Se uno degli argomenti più inflazionati nel definire minori le opere degli “anni di galera” è il peso dell’orchestrazione bandistica e la scoraggiante banalità degli accompagnamenti, oggi queste peculiarità di una produzione che è stata appieno rivalutata, è il suo carattere popolare. Verdi, insomma, rappresenta l’irruzione sui palcoscenici aristocratici del teatro d’opera, del quarto stato che si fa strada in mezzo agli orpelli borghesi del melodramma di Donizetti e Bellini. L’energia, se vogliamo elementare, degli accompagnamenti nei brani di carattere statico e la forza ritmica propulsiva delle cabalette, sono una caratteristica di questa produzione che il concerto in programma a Villa Italia ben rappresenta. (Rino Alessi)

 
 
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