PRODUZIONI · Il piccolo flauto magico
 
 

 

 

 

 

Il piccolo flauto magico
libretto di Emanuel Schikaneder
musica di Wolfgang Amades Mozart

   


       
 

adattamento di Gabriele Ribis
strumentazione di Marica Corso
regia di Stefania Panighini
direttore musicale Federico Victor Sardella
maestro collaboratore Sergio Fundarò
scene
Lucia Ceccoli
costumi Manuel Pedretti

Luciano Virgilio
Narratore / Sarastro
Sonia Visentin Regina della Notte / Papagena
Francesca Pacileo Pamina
Francisco Brito Tamino
Mattia Olivieri Papageno
Solisti dell’Orchestra Mitteleuropea

In collaborazione con la Scuola dell’Opera Italiana


OPERA
 
Galleria fotografica
Trailer










 
 


Un viaggio presuppone un cambiamento, obbliga ad uscire da sé per poi tornare rinnovati. Ogni viaggio è fatto di una partenza e di un arrivo e ogni partenza implica un addio, perché anche se torneremo non saremo più gli stessi. Il viaggio spesso non è necessario per la sopravvivenza del corpo, ma per quella dell’animo sì! Tamino è un bel principe, ma non è ancora un uomo, non sa cosa sia l’amore, non riesce a distinguere la verità dalla menzogna e non conosce l’immenso potere della musica. Per imparare a vivere e ad amare Tamino deve attraversare prima il buio, e poi l’acqua e il fuoco, solo allora potrà ritornare finalmente alla luce come un uomo adulto.
Più importante della meta però è il viaggio: serpenti, regine infuriate, amici con le piume, mori panciuti, fanciulle meravigliose, dèi onnipotenti e onnipresenti, comunità di visionari, lune, stelle e soli...
Tutto questo assume per ciascuno di noi una forma diversa, data dalla combinazione di ricordi e sogni, frammenti di libri, film, fumetti, videoclip, quadri e videogiochi, che passano davanti alla nostra retina, anche solo per frazioni di secondo. Ciò che vediamo è inevitabilmente mediato dal nostro cervello, e riprodotto secondo un personalissimo modo di guardare il mondo: un realtà relativa...e anche virtuale. Tamino cambia il proprio modo di guardare il mondo mano a mano che si avvicina alla luce ed è proprio attraverso i suoi occhi che noi vediamo la storia. Come abbarbicati sulle palpebre del principe! L’allestimento si propone di ridurre l’opera senza snaturarla, trasportarla o decontestualizzarla, ma tentando di focalizzare l’attenzione sui due mondi: due cubi di tulle e metallo, che possono scindersi e inglobarsi, amarsi e odiarsi a seconda dell’azione. Sulle pareti le impressioni/visioni dei giovani protagonisti scivolano una nell’altra, trasportano il pubblico in universi mai visti: alla ricerca di una cifra stilistica diversa dalla patinata realtà dei videogames, il contemporaneo incrocia Mozart e produce nuova poesia. Il racconto scorre in musica e parole, tra le mani di chi il viaggio l’ha già compiuto e lo rivive con preoccupazione e gioia: Sarastro è il narratore, colui che tutto sa e tutto può raccontarci. Un ritorno alla semplicità e alla leggerezza: perché crescere è difficile, ma accompagnati dalla musica del flauto, dei campanelli o del canto è molto più divertente:

Con la musica puoi mutare le passioni umane
il triste diverrà lieto e l’amore conquisterà l’uomo solo.

Die Zauberflöte I-7

 

 
  www.scuolaoperaitaliana.it
  Teatro Comunale di Bologna