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Un viaggio presuppone un cambiamento, obbliga ad uscire da sé per poi tornare rinnovati. Ogni viaggio è fatto di una partenza e di un arrivo e ogni partenza implica un addio, perché anche se torneremo non saremo più gli stessi. Il viaggio spesso non è necessario per la sopravvivenza del corpo, ma per quella dell’animo sì! Tamino è un bel principe, ma non è ancora un uomo, non sa cosa sia l’amore, non riesce a distinguere la verità dalla menzogna e non conosce l’immenso potere della musica. Per imparare a vivere e ad amare Tamino deve attraversare prima il buio, e poi l’acqua e il fuoco, solo allora potrà ritornare finalmente alla luce come un uomo adulto.
Più importante della meta però è il viaggio: serpenti, regine infuriate, amici con le piume, mori panciuti, fanciulle meravigliose, dèi onnipotenti e onnipresenti, comunità di visionari, lune, stelle e soli...
Tutto questo assume per ciascuno di noi una forma diversa, data dalla combinazione di ricordi e sogni, frammenti di libri, film, fumetti, videoclip, quadri e videogiochi, che passano davanti alla nostra retina, anche solo per frazioni di secondo. Ciò che vediamo è inevitabilmente mediato dal nostro cervello, e riprodotto secondo un personalissimo modo di guardare il mondo: un realtà relativa...e anche virtuale. Tamino cambia il proprio modo di guardare il mondo mano a mano che si avvicina alla luce ed è proprio attraverso i suoi occhi che noi vediamo la storia. Come abbarbicati sulle palpebre del principe! L’allestimento si propone di ridurre l’opera senza snaturarla, trasportarla o decontestualizzarla, ma tentando di focalizzare l’attenzione sui due mondi: due cubi di tulle e metallo, che possono scindersi e inglobarsi, amarsi e odiarsi a seconda dell’azione. Sulle pareti le impressioni/visioni dei giovani protagonisti scivolano una nell’altra, trasportano il pubblico in universi mai visti: alla ricerca di una cifra stilistica diversa dalla patinata realtà dei videogames, il contemporaneo incrocia Mozart e produce nuova poesia. Il racconto scorre in musica e parole, tra le mani di chi il viaggio l’ha già compiuto e lo rivive con preoccupazione e gioia: Sarastro è il narratore, colui che tutto sa e tutto può raccontarci. Un ritorno alla semplicità e alla leggerezza: perché crescere è difficile, ma accompagnati dalla musica del flauto, dei campanelli o del canto è molto più divertente:
“Con la musica puoi mutare le passioni umane
il triste diverrà lieto e l’amore conquisterà l’uomo solo.”
Die Zauberflöte I-7 |