PRESENTAZIONE
“Questa piccola composizione che ahimè è l’ultimo peccato mortale della mia vecchiaia”* fu eseguita per la prima volta il 16 marzo 1864 nella cappella privata del conte Michel-Frédéric e della contessa Louise Pillet-Will, cui la messa è dedicata. Il “Napoleone di un’epoca musicale” (Giuseppe Mazzini) si era ritirato dalla ribalta nel 1829, al colmo della gloria dopo la rappresentazione del Guglielmo Tell a Parigi, e per il successivo quarto di secolo aveva scritto musica in modo discontinuo, quasi esclusivamente per eleganti esecuzioni private, rubricando una cospicua parte della sua produzione senile come Péchés de vieillesse (Peccati di vecchiaia, appunto). L’opera più importante fra essi è la Petite Messe Solennelle per quattro solisti e coro di otto voci, con accompagnamento di due pianoforti e armonium. La scelta dell’organico risponde al carattere intimo e cameristico di questa messa petite, eseguita per una ristretta cerchia di nomi del beau monde e della cultura (fra cui un Meyerbeer commosso fino alle lacrime) e alla presenza dello stesso Rossini, pronto ad aiutare gli interpreti indicando tempi e girando pagine. Ma la petite è anche solennelle nella grandiosa architettura dei suoi quattordici pezzi, in cui complessi movimenti contrappuntistici, elaborati cromatismi, audacie armoniche e melodie dichiaratamente operistiche concorrono a trasfigurare una voce compiutamente classica in un’espressione già postromantica.
“Buon Dio. Eccola terminata questa povera piccola Messa. […] Ero nato per l’opera buffa, lo sai bene! Poca scienza, un pochino di cuore, ecco tutto. Sii dunque Benedetto, e concedimi il Paradiso”*.
*G. Rossini, Manoscritto della Petite Messe Solennelle, Passy, 1863. |