LOCANDINA
Chiara Brunello mezzosoprano
Alberto Gallo baritono
Ensemble della Filarmonica del Friuli Venezia Giulia
Nicola Mansutti violino I, Lucia Clonfero violino II, Margherita Cossio viola, Mara Grion violoncello, Mauro Meroi contrabbasso, Tiziano Cartoni flauto, Nicola Bulfone clarinetto, Paolo Selva chitarra,
Roberto Barbieri percussione, Giorgio Fritsch percussione
Maurizio Agostini direttore e pianoforte
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PROGRAMMA
Francis Poulenc
Rhapsodie nègre
per baritono et 7 musicisti
Durata: 11 minuti
Maurice Ravel
Trois chansonnes madécasses
(Nahandove - Aoua - Il est doux)
per mezzosoprano, flauto, violoncello e pianoforte
Durata: 15 minuti
Gustav Mahler
Lieder eines fahrenden Gesellen
(Wenn mein Schatz Hochzeit macht - Ging heut Morgen übers Feld
Ich hab'ein glühend Messer - Die zwei blauen Augen von meinem Schatz)
per baritono e orchestra da camera
Arrangiamento: Arnold Schönberg
Durata: 17 minuti
Luciano Berio
Folk songs
(Black is the colour - Wonder as I Wander - Loosin Yelav - Rossignolet du Bois - A la Femminisca - La Donna Ideale - Ballo
Motettu de Tristura - Malorous qu'o un Fenno - Lo Fiolaire - Azerbaijan Love Song)
per mezzosoprano e ensemble strumentale
Durata: 23 minuti
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PRESENTAZIONE
La predilezione di Gustav Mahler, di cui quest’anno ricorre il centenario della morte, per la musica popolare è conclamata. In molti suoi lavori il compositore inserì infatti motivetti tradizionali, come nel movimento lento della Prima Sinfonia, dove la melodia di Frère Jacques (Fra’ Martino) è affidata a uno spettrale contrabbasso in tonalità minore, per essere poi improvvisamente interrotta da una marcetta ungherese. Questi materiali sono elaborati proprio enfatizzandone l’eterogeneità: musica di strada, marce e canzoni popolari, sentite all'aria aperta a Vienna o nel villaggio boemo in cui era nato, vanno così a costituire il variegato universo sonoro delle sue composizioni. La coesistenza di temi folclorici e momenti di altissimo lirismo tragico è ricondotta dallo stesso compositore al ricordo di un episodio della sua infanzia. Mahler racconta di essere corso in strada, da bambino, dopo aver assistito ad un violenta aggressione della madre da parte del padre, e di aver lì udito un organetto a manovella che suonava una melodia popolare viennese: era così nata in lui questa indelebile associazione. Esempio di questa giustapposizione sono i giovanili Lieder eines fahrenden Gesellen (1884) primo ciclo di lieder orchestrali e unico di cui il compositore scrisse anche il testo: sofferenza, natura idilliaca, rabbia ed un consolante disperdersi nell’oblio si mescolano. La trascrizione per piccolo ensemble che ascolteremo stasera fu realizzata da Arnold Schoenberg nel 1920 per la Società per le esecuzioni musicali private, per permettere la diffusione di composizioni contemporanee anche in contesti cameristici. In quegli stessi anni in Francia l’art nègre e la cultura popolare africana ispiravano pittori, poeti, ballerini e, naturalmente, musicisti. Nel 1917 Francis Poulenc, appena diciottenne e fortemente ispirato dalle composizioni di Apollinaire e dalle sculture in legno coeve di Picasso, compose la Rapsodie nègre che, accolta da un vivo successo, gli valse l’accesso alla cerchia di Satie e Cocteau. In questo stesso ambito s’inseriscono Les chansonnes madécasses, una raccolta di poemi in prosa di Evariste de Parny ispirati a racconti tradizionali del Madagascar, musicata da Maurice Ravel nel 1926. In questi brani la voce, con accenti spesso sensuali, assume il ruolo di strumento narrante all’interno di un piccolo organico, per raccontare prima l’amore, poi la rivolta contro il colonialismo ed infine l’esaltazione delle dolcezze della vita. Le melodie popolari furono campo di sperimentazione anche per un musicista d’avanguardia come Luciano Berio. Dal sodalizio artistico e personale con Cathy Berberian (geniale e inimitabile cantante americana di origine armena) nacquero infatti i Folk Songs (1964), in cui vengono elaborati canti provenienti dalla tradizione orale di Stati Uniti, Armenia, Italia, Francia e Azerbaijan. Lo straordinario collage di temi popolari diventa qui prolifico terreno di esplorazione musicale alla scoperta delle radici unificanti della diversità culturali.
Gabriele Ribis
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