PROGRAMMA
Franz Liszt / Gioachino Rossini
La gita in gondola (piano solo)
Gioachino Rossini
La pastorella delle alpi (soprano e pianoforte)
La danza (Tarantella napoletana) (tenore e pianoforte)
La regata veneziana (soprano, mezzosoprano e pianoforte)
Franz Liszt / Wolfgang Amadeus Mozart
Reminiscences de Don Juan (piano solo)
Wolfgang Amadeus Mozart da Don Giovanni
“Fin ch’an dal vino” (baritono)
“La ci darem la mano” (baritono e mezzosoprano)
Franz Liszt / Giuseppe Verdi
Rigoletto. Parafrasi da concerto (piano solo)
Giuseppe Verdi da Rigoletto
“Giovanna, ho dei rimorsi...e il sol dell’anima” (soprano, mezzosoprano, tenore)
“E l’ami... La donna è mobile... Un dì se ben rammentomi... Bella figlia dell’amore” (soprano, mezzosoprano, tenore, baritono)
Franz Liszt / Niccolò Paganini
Studio n° 6 (piano solo)
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PRESENTAZIONE
Franz Liszt nacque nel 1811 a Doborjan, oggi Raiding, cittadina attualmente austriaca, ma appartenuta fino al 1921 all’Ungheria. Studiò a Vienna (anche con Antonio Salieri) per approdare in seguito a Parigi dove, giovanissimo, iniziò una leggendaria carriera concertistica. Nel 1825, a soli quattordici anni, si esibì al cospetto di Re Giorgio IV d’Inghilterra. Il primo viaggio in Italia avvenne nel 1837: Liszt vi rimase per due anni, incantato dalla bellezza del paesaggio e dell’arte, che costituiranno elementi di considerevole importanza nella maturazione della sua estetica. «Il bello in questo privilegiato Paese mi appariva sotto le sue forme più pure e sublimi. L’arte si mostrava ai miei occhi in tutto il suo splendore; si rivelava a me nella sua universalità e nella sua unità. Raffaello e Michelangelo mi facevano meglio comprendere Mozart e Beethoven», scriveva a questo proposito in una lettera a Hector Berlioz. Liszt fu il primo musicista a proporre un concerto solistico a Roma, vantando l’invenzione dei soliloqui musicali, una sorta di maratona da uomo orchestra che comprendeva trascrizioni e parafrasi di pagine operistiche. Le parafrasi non avevano solo la finalità mondana di facile incantamento di un pubblico avvezzo alla vita teatrale (cui del resto erano estremamente familiari le melodie usate, tratte da Mozart, Rossini, Bellini e Meyerbeer) ma esprimevano anche la tendenza lisztiana all’assimilazione delle suggestioni sonore in un abito compositivo poliedrico, dominato dal gusto per il funambolismo e da una disinvolta indipendenza dalle convenzioni. Espressione della dimensione spettacolare del pianismo romantico, il diavolo dei pianofortisti, come venne definito dalla stampa triestina in occasione di due concerti nel 1839, sperimentò in questo modo aperture verso spazi musicali inesplorati, divenendo al tempo stesso travolgente idolo delle folle di tutta Europa. Clementina Antonaci
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