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La Giulietta
dalla novella di Luigi Da Porto
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mercoledì 10 agosto · ore 20
RONCHIS DI FAEDIS
Villa Partistagno |
Spettacolo e degustazione
nell'ambito di Cinema e teatro in cantina nel

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venerdì 5 agosto ore 20.30
FAEDIS
Sala Consiliare del Municipio
Conferenza: Giulietta e Romeo in Friuli
relatori: Prof. Albino Comelli e Dott.ssa Francesca Tesei
(autori del volume: Giuletta e Romeo: l'origine friulana del mito)
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Gabriele RIBIS ideazione e regia
Luciano ROMAN voce recitante
STREPITZ musica
Giovanni Floreani, Lorenzo Marcolina, Ermes Ghirardini
COMPAGNIA AREAREA danza
Roberto Cocconi, Luca Zampar, Marta Bevilacqua, Valentina Saggin
Roberto COCCONI coreografie
Alex SILVESTRI video
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La storia
Figlio del nobile vicentino Bernardino e di Elisabetta Savorgnan ed educato a Urbino (dove divenne amico del Bembo) alle lettere ed alle armi, Luigi da Porto fu capitano di cavalleria della Serenissima Repubblica di Venezia. Nel 1510 venne assegnato di stanza prima a Cividale, poi nella fortezza di Gradisca, su un fronte apparentemente tranquillo della guerra che vedeva opposta Venezia alla Lega di Cambrai formata dal Papato, dalla Francia e dall’Impero. Lo stesso Friuli era diviso fra i sostenitori di quest’ultimo e quelli di Venezia. La lotta visse il suo cruento apice il giorno di giovedì grasso del 1511 quando Antonio Savorgnan, zio di Luigi, sobillando il popolo con la minaccia di un’invasione imperiale fece barbaramente trucidare tutti i nobili sostenitori dell’Impero nella città di Udine. Pochi giorni prima, durante quello stesso Carnevale, Luigi aveva conosciuto a un ballo la cugina Lucina e se ne era innamorato perdutamente. Il loro amore era però impossibile perché, sebbene della stessa famiglia, appartenevano a due fazioni opposte. Qualche mese più tardi, Luigi rimase gravemente ferito in un’imboscata presso il Natisone. Dovette abbandonare le armi e si ritirò nella villa di famiglia a Montorso, dove sì votò alla scrittura e compose La Giulietta che, dedicata proprio alla cugina Lucina, lascia intravedere non pochi riferimenti al suo sfortunato amore.
La novella è introdotta da una lettera dedicatoria proprio a Lucina Savorgnana e al suo interno compare come narratore Peregrino, un arciere che accompagna il suo capitano forse da amore sospinto da Gradisca verso Udine. L’intento della narrazione è di consolare Luigi per le sue pene d’amore e dissuaderlo dall’amare con eccessiva intensità, poiché l’amore reca con sé, inevitabilmente, il dolore. Il racconto ha poi inizio. |
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Giulietta e Romeo erano friulani
La scoperta viene rivelata nel maggio 1985, nel 500° anniversario della nascita di Luigi da Porto, autore della novella “La Giulietta”. Di fronte all’accademia Olimpica di Vicenza, il Prof. Cecil Clough, dell’Università di Liverpool, tiene una relazione in cui, prove alla mano, dimostra che tutta la scenografia veronese del mito si basa su una finzione letteraria che non ha nulla a che fare con la verità storica. La vicenda amorosa è certamente accaduta, ma è stata narrata in modo che risultasse coperta la vera identità dei luoghi, dei tempi e dei personaggi. Quest’opera di dissimulazione è dovuta al fatto che uno dei protagonisti è proprio l’autore stesso della novella, che in questo modo intendeva proteggere la sua amata Lucina, in arte Giulietta. Entrambi fanno parte della nobile famiglia dei Savorgnan potentissima nel governare il Friuli per conto della Serenissima. Tutto si svolge a Udine durante la festa di carnevale del 26 febbraio 1511, nel palazzo di rappresentanza dei Savorgnan, quando la quattordicenne bellissima Lucina entra sulla scena pubblica, cantando e ballando, e lo fa di fronte al cugino Luigi (che in quel tempo è capitno dei cavalleggeri a Cividale del Friui) che ne rimane incantato, lui con il volto coperto da una maschera, proprio come descriverà nella Novella, e questo è un segnale autobiografico chiaro.
Ecco il fatto da cui è partita sai la storia vera. Tutto il resto, Montecchi, Cappletti, la Cittadella e il Convento dei francescani in Verona, il 1300, è invenzione, o meglio, aggiustamento creativo, senza poi parlare di come tutto ciò sia stato sfruttato in seguito: la casa di Giulietta, la balconata, la tomba, una bufala storica, un’abile e fortunata messa in scena ad uso di immagine e attrazione turistica.
Su questo mito, frammisto di storia e di fantasia, le ricerche dello studioso inglese sono state assidue. Già negli anni ’50 ad esse si era dedicato durante i suoi soggiorni a Venezia.
Ma quando nel 1985 ne rivela i risultati, la sua tesi appare rivoluzionaria. L’autorevolezza di Clough, considerato uno dei massimi conoscitori del Rinascimento Veneto, (per questo viene insignito di una prestigiosa onorificenza dal Presidente della Repubblica Italiana) non fa che rendere più sensazionale la verità e più sconvolgente lo stupore. Si trattava di una rivoluzione che ribaltava credenze secolari. Ci si poteva aspettare reazioni eclatanti soprattutto da parte friulana, in fondo, Clough aveva parlato a Vicenza perché ascoltasse Udine.
Non se ne fece niente. La parte veneta fu ben lieta di annacquare il bel tutto. Quanto ai friulani, essi privilegiarono i rapporti di buon vicinato, che vollero rispettare più dei propri interessi, e dimostrarono coerenza con la loro tradizionale riservatezza, schiva da passerelle eclatanti.
Ma un filo sotteraneo sopravvisse grazie all’interesse di Detalmo Pirzio Biroli e di suo figlio Roberto, eredi della famiglia Savorgnan e abitanti nel Castello di Brazzacco a pochi kilometri da Udine. Essi si tennero in legame epistolare col professore di Liverpool, da cui ricevettero molti preziosi documenti. Il rilancio avvenne nel 2004, quando uno psicologo e scrittore udinese, Albino Comelli, decide di raccogliere tutto il materiale in questione, di riordinarlo, di ampliarlo e di esporlo in un libro che faccia luce e giustizia su questa effervescente vicenda. Egli riesce a entrare in possesso di tutta la documentazione giunta in Italia, rintraccia Cecil Clough, che nel frattempo è andato in pensione, (che resta punto costante di riferimento) e avvia, assieme a Francesca Tesei, uno studio che dura due anni. Albino Comelli |
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Luciano Roman |
Compagnia Arearea |
Strepitz
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Giulietta e Romeo: l'origine friulana del mito |
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