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PROGRAMMA
Prima parte: canto lirico, musica colta
Carlo Giorgio Conti Ciclo di 6 brani tratto dal quaderno manoscritto dell’autore (testi di Vittorio Cadel)
I doi pôi; Vierta; I ài disfueât; Bruta ciuìta; Bùssimi; La balconela
Davide Liani da La dì per canto e pianoforte (testo di Lelo Cjanton)
La buinore; La sere; La Gnot
da Cjantis per mezzosoprano e pianoforte
Cûr di avrîl (testo di Dino Virgili)
Franco Escher Da Villotte e Canzoni friulane
‘O ai preât la biele stele
per mezzosoprano e pianoforte
Intermezzo: canto corale, musica popolare
Augusto Seghizzi Rapsodia 2° e 3°
Enzo Driussi, Giorgio Miani O vuei regalati un tramont
Dario Zampa Parcè Signôr per coro e voce sola
Seconda parte: canto solistico, musica popolare
Popolare Al cjante il gjâl
Popolare La roseane
Dario Zampa Mandi vecjo Friûl
Dario Zampa Il cjariesâr
Popolare Jo us doi la buine sere
Una delle tendenze predominanti della cultura musicale romantica europea fu la ricerca delle proprie più autentiche radici nell’anima del canto popolare attraverso la trascrizione in chiave colta delle melodie della tradizione e la composizione di brani originali infusi dello spirito della propria terra d’origine. In tal senso, nella cultura musicale friulana le composizioni corali del triestino Franco Escher (1859-1939) rappresentano il primo passo decisivo di un assoluto pioniere. Composta nel 1895 e poco dopo pubblicata su cartolina postale dall’editore udinese Annibale Morgante, la pagina a tre voci maschili Oh, tu stele su due quartine tratte dalla raccolta Villotte friulane di Valentino Ostermann (1841-1904), divenne talmente popolare tra le genti friulane impegnate a fronteggiarsi nelle fila degli eserciti austriaco e italiano durante il primo conflitto mondiale, da essere presto ristampata da Sonzogno e Ricordi quale brano “popolare” con il titolo ‘O ai preât la biele stele, omettendo il nome del suo raffinato creatore e proponendo lievi ma sostanziali modifiche.
Chimico, farmacista, tisiatra, pittore e fotografo, Carlo Giorgio Conti (1881-1956) incarna più di ogni altro la squisita figura di raffinato cultore di ogni forma d’arte nella Udine di inizio Novecento, in un rapporto inscindibile con la terra friulana, il suo popolo e le sue tradizioni. Tra le circa cento composizioni, metà delle quali di ispirazione friulana, dedicate prevalentemente al coro e alla fisarmonica, spicca la gemma solitaria e preziosa del Quaderno di Cadel, composto tra il 1937 e il 1945, nel quale Conti affronta un genere poco frequentato, la composizione per canto e pianoforte su testi in lingua friulana, genere che pure nello sviluppo dell’etnomusicologia nostrana aveva rappresentato il primo fondamentale passo, compiuto grazie alla raccolta Eco del Friúli di Coronato Pargolesi (Stefano Persoglia), pubblicata nel 1892 da Schmidl & Tedeschi. A contatto con l’altissima poesia di Vittorio Cadel (1884-1917), pittore, scrittore e aviatore caduto in volo nei cieli di Macedonia, la declamazione vocale elastica, mobilissima e intensa dei versi, composti nella parlata di Fanna, si dipana su morbidi e funzionali sfondi pianistici.
Davide Liani (1921-2005), compositore, direttore di coro e d’orchestra e didatta friulano, nonostante i lunghi periodi trascorsi all’estero è rimasto costantemente legato alla sua terra e in particolare a quei poeti che a partire dal secondo dopoguerra si unirono nel movimento “Risultive”. Su quattro liriche di Lelo Cjanton (1922-2009) si articolano altrettanti momenti musicali a formare il poemetto La dì (La buinore, Il misdì, La sere, La gnot), composto per canto e pianoforte con flauto e violoncello ad libitum. Nei primi anni Settanta l’editore padovano Zanibon pubblica pure, per il medesimo organico, Cjantis, Sette canzoni friulane su versi dei poeti di “Risultive”, tra le quali Cûr di avrîl, lirica di Dino Virgili (1925-1983). Suggestiva, essenziale e fondamentalmente improntata a un limpido diatonismo, la musica di Davide Liani rappresenta la testimonianza più autentica dell’eredità stilistica trasmessagli da Gian Francesco Malipiero, sotto la cui guida si diplomò in composizione al Conservatorio di Venezia.
David Giovanni Leonardi
Musicologo e Docente di Storia ed Estetica musicale presso il Conservatorio "J.Tomadini" di Udine
Il canto popolare friulano è quello che più di ogni altro settore artistico ha mantenuto vive le radici, la lingua e l’identità della gente del Friuli. Non solo i cori della nostra regione ma quelli di mezzo mondo hanno nel loro repertorio uno o più canti friulani grazie ad una straordinaria generazione di autori, germogliata nel primo Novecento, che ha contribuito, oltre al rinnovo musicale, al recupero di tradizioni e canti popolari che altrimenti sarebbero andati perduti.
Val la pena di ricordare alcuni autori di quella nutrita schiera: Arturo Zardini, Luigi Garzoni, Franco Escher, Carlo Conti, Augusto Seghizzi, etc. Oggi in Friuli ci sono ancora tantissimi cori, con altrettanti maestri giovani e preparati, che hanno rimpiazzato la vecchia guardia mantenendo viva la tradizione del canto popolare. E’ l’auspicio di una continuità che garantisce linfa alle radici dell’identità, permettendo a un popolo di proiettarsi nel futuro senza rischiare di essere standardizzato dalla globalizzazione.
Dario Zampa
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