FESTIVAL 2010 · Programmazione
 
 

filosofo di campagna

 

Il filosofo di campagna
Libretto di Carlo Goldoni
Musica di Baldassarre Galuppi
Rielaborazione di Ermanno Wolf Ferrari
 
 
       
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Laboratorio teatrale a cura di Stefano Vizioli
Progetto scenico e costumi a cura di Susanna Rossi Jost
Assistente alla regia Adriana Dainotto
Costumista assistente Emmanuela Cossar
Filippo Maria Bressan Direttore d’orchestra

Giulia Della Peruta*
Eugenia
Valentina Vitti*, Lesbina
Carlos Natale* Rinaldo
Andrea Zaupa* Nardo
Dario Giorgelé Don Tritemio
* Vincitori dell’audizione internazionale
Orchestra Mitteleuropea

OPERA
 
Galleria Fotografica video
Piccolo Trailer video
 
 
 
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LA TRAMA

Atto primo

Eugenia non intende sottostare ai desideri paterni: Don Tritemio vorrebbe infatti che la figlia sposasse il ricco ‘filosofo di campagna’ Nardo, mentre la ragazza è innamorata del nobile Rinaldo. La cameriera Lesbina si impegna ad aiutarla, ma Don Tritemio scaccia in malomodo lo spasimante. Quando il filosofo si presenta a casa di Don Tritemio, Lesbina, per nascondere l’incontro tra i due amanti che ha luogo proprio in quel momento, finge di essere Eugenia e si propone a Nardo come sposa. Nel finale d’atto la cameriera riesce a evitare che Don Tritemio sveli a Nardo la verità e accetta volentieri un anello di fidanzamento da parte del ricco
contadino.
Atto secondo
Lesbina ha consegnato l’anello a Eugenia. Quando Rinaldo si presenta con un notaio per formalizzare le sue intenzioni, Don Tritemio fa notare come la figlia sia già fidanzata, provocando l’ira del giovane, che si sente tradito. Mentre Eugenia sfoga la sua
disperazione, Nardo invia uno splendido gioiello per la sposa. Rinaldo, intanto, si è recato a protestare presso il filosofo: questi, vista la fermezza del giovane, gli concede di tenersi pure la sposa. L’acquisto di una moglie non è infatti impresa per cui valga la pena di rischiare alcunché. Il filosofo viene inoltre a sapere della vera identità di Lesbina, ma non si scompone: la ragazza gli piace, e il suo stato sociale è del tutto irrilevante.

Atto terzo
Tutti i personaggi si trovano in casa di Nardo. Don Tritemio non ha ancora capito nulla dell’accaduto, mentre Nardo, contento, tributa lodi entusiastiche alla ragionevolezza, alla moderazione e alla vita semplice e naturale, lontana da ogni ambizione.
Scoperta la verità, a Don Tritemio non resta che consolarsi ed accettare il doppio matrimonio.


L'INTERVISTA

Il filosofo di campagna di Baldassarre Galuppi su un libretto di Carlo Goldoni (Venezia, 1754) costituisce uno degli esempi più celebri del teatro buffo di metà Settecento. Fu subito esportato in tutta Europa e conobbe, nel primo Novecento e per opera di Ermanno Wolf Ferrari, una popolare riduzione a intermezzo in due atti. E’ in questa versione che il dramma giocoso goldoniano sarà rappresentato nella splendida Villa Gallici Deciani di Montegnacco, come risultato del laboratorio teatrale del regista Stefano Vizioli.
"L’operazione” spiega Vizioli “è molto interessante. Lo spettacolo si fa in un posto che non è un teatro. Questo mi aiuta a giocare in degli spazi diversi da quelli tradizionali e, quindi, più stimolanti. Il rapporto tra pubblico e interpreti è modificato. Non c’è la cosiddetta quarta parete del palcoscenico e l’azione si svolgerà tra il pubblico. I due atti saranno rappresentati in due spazi diversi. Il primo nella barchessa della Villa, che è un grande porticato. Il pubblico sembrerà quello degli invitati alle doppie nozze che sono al centro dell’opera e sarà disposto nei tanti tavolini disposti di fronte al porticato. Un modo per coinvolgerlo direttamente nell’azione e, nello stesso tempo, per rimandare a quello che è l’utilizzo attuale della Villa, spesso teatro di feste di matrimonio. Nell’intervallo il pubblico incontrerà i giovani artisti, mentre noi andiamo a preparare il secondo atto che si svolgerà in un’altra parte di Villa Gallici Deciani. Il gelso è il filosofo: un gelso meraviglioso rappresenta sia la campagna raccontata da Goldoni, sia la forza del protagonista, Nardo, ricco contadino, il filosofo di campagna del titolo che finirà per sposare la camerierina Lesbina. E’ sotto quest’albero che si svolge la seconda parte dell’opera.” La scelta dei luoghi: “è stata una scelta emozionale. Abbiamo cercato gli spazi più consoni alla drammaturgia goldoniana rivisitata da Wolf Ferrari. La versione del musicista veneziano è una sorta di pastiche che condensa in un’ora e pochi minuti di musica le quasi tre dell’originale. Due personaggi sono stati aboliti creando anche dei buchi nella drammaturgia dell’originale goldoniano, che è perfetta. Wolf Ferrari, nel dopoguerra, recupera Galuppi, veneziano come lui, mentre in Italia regna il verismo di Giordano e Mascagni. E’ un antesignano del recupero mozartiano che in Italia interverrà più tardi. Il suo gusto si appoggia a Goldoni ma con posizioni originali.
Il laboratorio teatrale è il risultato di una selezione che si è tenuta a Udine e cui abbiamo partecipato sia io, sia il direttore d’orchestra Filippo Maria Bressan. E’ stata un’esperienza interessante. Gli elementi che si sono presentati per partecipare al laboratorio erano più di cinquanta e di primissimo livello. Ragazzi molto smaliziati e molto accurati sia nella preparazione musicale, sia in quella fisica. Al laboratorio partecipano, oltre ai selezionati per le recite, gli idonei. E’ un grande stimolo lavorare con questi giovani. L’energia dello spettacolo, che avrà pochi elementi scenografici, nasce dalla loro fisicità. E’ un lavoro di training psicologico e fisico sugli interpreti quello che mi porta a realizzare, in una cornice meravigliosa, quest’opera goldoniana.
( Rino Alessi )


BALDASSARRE GALUPPI
Nato nell'isola di Burano, e perciò detto il Buranello, fu uno dei compositori più originali d'Italia nel genere comico. I primi rudimenti musicali gli furono insegnati da suo padre, barbiere di professione, che suonava il violino negli intermezzi al teatro della commedia. A sedici anni appena, Galuppi si recò a Venezia e lì visse con il salario che riceveva come organista di diverse chiese. Benché molto ignorante dei principi dell'arte, osò mettere in musica un'opera buffa a Chioggia che fu oltraggiosamente fischiata. Disperato per questa sventura, Galuppi era quasi risoluto ad abbandonare la musica e ad abbracciare la professione di suo padre, quando ebbe la fortuna di suscitare l'interesse del famoso Benedetto Marcello che, avendo notato le felici disposizioni del giovane, lo fece entrare nella scuola di Lotti, dove intraprese lo studio del contrappunto del clavicembalo divenendo uno degli artisti più abili su questo strumento. Appena si sentì abbastanza preparato per poter riaffrontare le scene, ricorse ancora alla bontà del Marcello che scrisse per lui il libretto della Dorinda, del quale il giovane compose la musica. Quest'opera fu rappresentata al teatro di Sant'Angelo durante la fiera dell'Ascensione, nel 1729 e fu ben accolta dal pubblico. Da allora il successo di questo compositore, in tutti i teatri d'Italia, fu quasi senza interruzioni, fino alla sua morte. Tentò nel 1741 la fortuna a Londra dove fu nominato compositore del Teatro Reale. Le sue opere non ottennero, però, gran successo e dopo undici mesi di soggiorno nella capitale inglese, optò per il rientro a Venezia. Divenuto maestro di cappella della Basilica di San Marco nel 1762, organista di più chiese e maestro del Conservatorio degli incurabili, rivestì tutti e tre questi incarichi fino all'età di sessantatré anni, quando fu chiamato in Russia dall'imperatrice Caterina II. Oltre ad un trattamento di 4000 rubli, gli si assicurava un alloggio ed una vettura di corte sempre pronta ai suoi ordini. La prima opera che Galuppi diede a Pietroburgo, fu la Didone Abbandonata. L'imperatrice ne fu talmente soddisfatta che il mattino dopo gli inviò una tabacchiera d'oro, impreziosita da diamanti, contenente mille ducati. Tornò a Venezia nel 1768, e riprese il suo lavoro e i suoi incarichi. Continuò a scrivere per il teatro fino al 1777 e per la chiesa fino al gennaio del 1785, data della sua morte.

 

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